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  • Centro Astalli Trento

SENTIRSI AL PROPRIO POSTO, TRA CHI SCEGLIE DI ACCOGLIERE

Aggiornamento: 9 mag 2023

La nostra visita alla sede nazionale del Centro Astalli con le giovani in servizio civile


Nei giorni scorsi, con Sara, Adele e Ippolita, che svolgono il servizio civile con noi, abbiamo visitato la sede del Centro Astalli a Roma. Vi raccontiamo com'è andata.


Via degli Astalli: dove tutto è cominciato

Padre Alessandro ci accoglie proprio nel posto in cui tutto ha avuto inizio: in via degli Astalli, nel centro di Roma, a due passi dal Campidoglio e da Piazza Venezia.



In questa sede, dietro alla chiesa del Gesù, le persone migranti hanno un primo contatto con l’associazione. Qui ci sono infatti l’accettazione e la storica mensa, dove molte persone ogni giorno si mettono in fila per ricevere un pasto. Quando arriviamo noi, la mensa sta per chiudere. Qualcuno passa a ritirare un pasto da asporto da mangiare la sera, dato che siamo ancora nel mese del Ramadan. Mentre padre Alessandro ci guida tra i vari locali della mensa, presentandoci volontari e operatori, pensiamo a quanto sia importante che ci sia un luogo come questo, situato proprio qui: nelle stesse strade percorse ogni giorno da tanti turisti, una mensa per i rifugiati.


«Mi sembra una scelta giusta e riesco a vederci un profondo significato politico. Questa sede importante non poteva che trovarsi qui, sotto gli occhi di tutti, tra i monumenti e i luoghi di interesse della città, a ricordarci che l’accoglienza non è da relegare negli ambienti periferici delle città, le persone rifugiate non devono trovarsi ai margini della nostra società, ma ne sono una parte integrante e centrale, e quindi meritano tutta la nostra attenzione»


Dopo aver visitato la mensa e la piccola cappella al piano terra, ci spostiamo sopra, dove si svolgono altri servizi tra cui i corsi di italiano e lo sportello di orientamento al lavoro. In questa occasione conosciamo anche alcuni dei giovani che svolgono il servizio civile qui. Ci confrontiamo e siamo tutti d'accordo su una cosa: entrare a far parte di questa realtà cambia il modo di vedere tante cose. Significa immergersi e farsi coinvolgere a 360 gradi nelle relazioni, nelle attività e in tutto ciò che ne deriva.



Infine, facciamo visita al Centro di Accoglienza Matteo Ricci, che si trova all’ultimo piano. Questa struttura accoglie donne e nuclei monoparentali richiedenti o titolari di protezione internazionale. Si respira un clima familiare, di casa, nei corridoi di questo grande appartamento, e le operatrici con cui parliamo ce lo confermano: vivere qui significa diventare parte di una grande famiglia.


Le stanze di Sant’Ignazio

La seconda tappa della nostra visita è alle stanze di Sant’Ignazio. Qui padre Alessandro ci aiuta a ripercorrere la sua storia: la conversione, il desiderio di viaggiare in Terrasanta, la decisione sua e dei suoi compagni di vivere poveramente, predicando e servendo, fino alla fondazione della Compagnia di Gesù e ai viaggi missionari.



Nella vocazione al viaggio e al servizio di Sant'Ignazio, nelle opere socio-caritative che fondò per i poveri o le ex prostitute, c’era una ferma volontà di mettere in atto un cambiamento radicale nel mondo.


«Mi sono sentita molto partecipe di questa volontà. Quello che vogliamo fare col nostro servizio è proprio questo: agire nella nostra comunità, fare esperienza di cittadinanza attiva cercando di fare la differenza, di modificare i luoghi che abitiamo rendendoli più accoglienti, portando poi la nostra testimonianza anche al di fuori»


Il rapporto annuale 2023

In occasione della nostra visita a Roma, abbiamo assistito alla presentazione del Rapporto annuale 2023, presso il Teatro Argentina.



L'evento ha avuto inizio con le testimonianze di Barry, della Sierra Leone, e di Hamed, rifugiato dell’Afghanistan. Dopodiché, il Presidente del Centro Astalli Camillo Ripamonti, in dialogo con il cardinale Matteo Maria Zuppi e la giornalista Bianca Berlinguer, ha presentato il rapporto annuale. Durante la presentazione sono intervenuti anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e l'attore Alessandro Bergonzoni.


La riflessione espressa dagli interventi è un invito ad uscire da un immaginario di emergenza e di difesa dei confini che non fa che accentuare le vulnerabilità delle persone migranti forzate. Il rapporto di Astalli mette in luce le criticità di un paese, il nostro, che fatica ancora a fornire assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca protezione, come è suo diritto.


«Ho sentito un grande senso di appartenenza, assistendo alla presentazione. Sono arrivata al Centro Astalli Trento quasi per caso, e non mi sarei mai aspettata di sentirmi così a casa. Mi sono sempre interrogata su quale fosse il mio posto nel mondo, ho sempre pensato che fosse importante trovarne uno ben riconoscibile e confortante. Oggi penso che questo posto nel mondo non debba essere un luogo preciso. Penso di parlare a nome di tutte e tre quando dico che mi sento grata di fare parte di questa rete, di offrire il mio piccolo contributo ai suoi progetti. In un clima politico così ostile, mi sento esattamente nel posto giusto ogni volta che posso riconoscermi nelle tante persone che sto incontrando, nel loro lavoro e nei loro sforzi. Sono felice di essere dalla parte di chi sceglie di accogliere».



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