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  • Centro Astalli Trento

Promuovere una comunità accogliente: l'esperienza del progetto "COMBO"

Una comunità accogliente prende vita quando le persone coltivano il desiderio di aprirsi agli altrɜ, di riconoscerlɜ e di tendere la mano. Al Centro Astalli, ci impegniamo affinché questo atteggiamento germogli fin dalla giovane età, incoraggiando le nuove generazioni a cercare l’incontro e lo scambio con le persone rifugiate.


È proprio da questa visione che nasce il “Progetto COMBO”, evoluzione dei percorsi di convivenza tra studenti e rifugiati “ComboUniversitaria” e “CappUniversitaria”. 


L’iniziativa, in partenza l'anno prossimo, è ora rivolta a studenti, lavoratorɜ, giovani in servizio civile e a chiunque sia in cerca del proprio percorso di vita; le persone selezionate avranno l'opportunità di vivere in una struttura d'accoglienza insieme alle persone richiedenti asilo e rifugiate accolte nei nostri progetti.


Le candidature sono aperte fino al 6 giugno: qui c'è tutto quello che serve sapere.


Intanto, per capire meglio come funziona la convivenza con le persone rifugiate e l'impatto che questa esperienza riesce a imprimere nelle persone che vi prendono parte, abbiamo parlato con Benedetta, Matteo C., Sofia e Matteo D. S., quattro studenti che vivono presso la struttura dei Comboniani, in Via delle Missioni Africane, Trento. 


Progetto COMBO. Lɜ giovani in gita a Venezia
Gita a Venezia (2022-2023).

Ciao, chi siete? Vi va di presentarvi e di dirci come siete arrivati a conoscenza di questo progetto?


Benedetta: Ciao sono Benedetta, ho 22 anni e frequento la magistrale di "Global & Local Studies", qui a Trento. 

Ho deciso di partecipare a questo progetto perché in passato ho svolto alcune attività di volontariato per insegnare l'italiano a bambini e giovani rifugiati. Questo tema mi sta particolarmente a cuore e ho sempre pensato che vivere a stretto contatto con persone che hanno vissuto queste esperienze potesse arricchirmi. E così è stato.


Matteo D.S.: Mi chiamo Matteo, vengo da Santorso, in provincia di Vicenza, e studio alla magistrale di ingegneria ambientale a Mesiano.

Sono venuto a conoscenza di questa opportunità grazie alla mia amica Elena, che l'ha fatta prima di me. Quando sono andato a trovarla ho visto cosa faceva e mi sono entusiasmato moltissimo, anche se per un po’ ho dovuto accantonare l’idea perché non riuscivo a conciliarla con i miei impegni. Quando ho iniziato la magistrale, ho deciso di mettere da parte alcuni delle cose che facevo, e di provare a vivere questa esperienza.

È il mio secondo anno qui, giusto per farti capire quanto mi trovi bene.


Sofia: Mi chiamo Sofia, ho 19 anni e sono al primo anno di Giurisprudenza. Sono di Padova e ho scoperto questo progetto attraverso il passaparola. 

Appena ho scoperto questa opportunità, mi ha colpito tantissimo l’idea di poter fare un volontariato orizzontale, non basato su ruoli rigidi. Per esempio, quando fai la volontaria col doposcuola, sei anche un po’insegnante, una cosa che influenza le tue interazioni con gli studenti. Invece, mi ispirava l’idea di vivere un'esperienza dove non fossi un ruolo, ma una persona. 


Matteo C.: Mi chiamo Matteo, ho 25 anni e vengo da Ferrara. Sono iscritto alla magistrale di "Global & Local Studies", al dipartimento di Sociologia. 

Prima di entrare in questo progetto facevo già volontariato con il centro Astalli da circa un anno. Quello che mi ha attirato, di questo programma, è stata l'idea di convivere con i rifugiati, condividendo con loro momenti della vita quotidiana ed entrando in contatto più profondo con le loro esperienze.


Quali sono i punti di forza di questo percorso? E quali, invece, gli elementi di difficoltà che le persone del prossimo progetto COMBO dovrebbero tenere in considerazione?


Benedetta: Penso che sia un'esperienza molto arricchente dal punto di vista personale. Parlando con le persone durante gli incontri settimanali, le cene e i vari momenti di convivialità, abbiamo potuto imparare tanto e approfondire cose che in realtà, senza fare questa esperienza, non si possono capire. 

Una cosa a cui bisogna essere preparati è la lingua, perché ovviamente non tutte le persone accolte parlano italiano. In ogni caso, abbiamo sempre trovato dei modi per dialogare tra di noi: è stato davvero molto bello. 


Matteo D. S.: Beh, per cominciare la struttura che ci ospita è davvero molto bella. Poi, un altro punto di forza sta nel fatto che non si tratta di un appartamento come tutti gli altri. Ci sono sei persone che vivono qui; ognuna con una storia e un percorso diverso; mossi, però, da una motivazione ben precisa. Chi decide di partecipare a questo progetto si mette in gioco, fin dai primi momenti dell’esperienza, per contribuire a raggiungere un obiettivo comune, a creare una piccola comunità basata sui valori della condivisione e della solidarietà.

Per il resto, bisogna prepararsi all'interazione con gli ospiti. Non è facile, soprattutto all’inizio. Si devono mettere da parte i giudizi, cercare di osservare, di capire e di renderci conto che conosciamo davvero poco delle altre culture. Si tratta di una convivenza, quindi è importante cercare di capire i bisogni e le necessità degli altri. Per esempio, non è detto che gli ospiti abbiano voglia di partecipare a tutte le attività che proponiamo. Bisogna imparare a mettersi  nei loro panni e comprendere stati d’animo ed emozioni.


Sofia: Sicuramente ci sono molto punti di forza. Questo progetto è un contenitore estremamente malleabile, che puoi riempire e modellare come vuoi tu, in collaborazione con le persone che ruotano attorno o vivono nel progetto. 

Ovviamente questo, può rappresentare un elemento di difficoltà, perché il “contenuto” dev’essere creato direttamente dalle persone che ne fanno parte: non è qualcosa che si può insegnare con una formazione, è un percorso che si apprende e che si crea col tempo, insieme. 


Matteo C.: Sono d’accordo. Questa struttura presenta molte risorse; sono davvero tante le cose che si possono fare. Sta un po’allo studente essere proattivo e sfruttare tutte le possibilità che gli vengono offerte per costruire qualcosa di valido e strutturato. 


Progetto COMBO. La struttura in via Missioni Africane, Trento.
Il murales sulla struttura dei Comboniani, in Via Missioni Africane.

C’è un momento particolare che vi è rimasto impresso di questa esperienza? Qualcuno di voi vuole condividerlo? 


Matteo D. S.: Ci sono tanti momenti che mi porto nel cuore. L’anno scorso abbiamo fatto diverse gite con i ragazzi. Oltre alla bellezza delle gite in sé, mi sorprende ogni volta quanto queste esperienze rimangano impresse nelle menti degli ospiti. Ricordo quando siamo andati a Venezia e ci siamo ritrovati a mangiare un gelato fuori da un supermercato. Oppure un'altra volta, quando siamo andati sul Bondone e alcuni ospiti hanno preparato una padella di Biryani che hanno portato su a mano per mangiare tutti insieme.

Anche i momenti più semplici, come le cene, sono tra i miei preferiti. Oppure, quando il tempo è bello, uscire in giardino la sera per giocare un po' a calcio. Si sta lì nella semplicità, anche senza parlarsi, perché non è sempre necessario capirsi, basta stare insieme.


Progetto COMBO. Alcunɜ giovani giocano a calcio nel giardino di via Missioni Africane.
Momenti di svago nel giardino di Via Missioni Africane.


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