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  • Centro Astalli Trento

IL MINIMO È UN POSTO AL CALDO

Questo Natale aiutaci a garantirlo alle persone in fuga che arrivano fino a Trento



“Ciao Sulman, parli italiano? Hai ancora bisogno di un posto per dormire? English? You need a place to sleep?”


Le telefonate che fa Corrado, appena si libera un posto nel nostro dormitorio di Casa San Francesco a Spini di Gardolo, iniziano sempre così. Chiama coloro che si sono iscritti nella lunga lista dei senza dimora a Trento, perché non c’è tempo da perdere, non si può lasciare un letto vuoto neanche per una notte sapendo che ci sono tantissime persone richiedenti asilo che dormono in strada in attesa di un posto in un progetto di accoglienza.


Negli ultimi anni, da quando l’accoglienza dei rifugiati ha subito grossolani tagli ministeriali e la Provincia di Trento ha imposto un tetto massimo alle persone accoglibili, non sono diminuite le persone richiedenti asilo sul nostro territorio. Sono solo aumentate quelle costrette a vivere e dormire in strada, senza poter accedere ad alcun servizio.


Come è accaduto a Sulman, che alla chiamata di Corrado ha risposto Sì, Yes, perché dormiva in strada da giugno e, quando si è iscritto alla lista d’attesa, aveva più di 300 persone davanti. Sono passati sei mesi ed è arrivato il suo turno. Un turno che comincia dal minimo: un posto al caldo.


 

Sulman, come tante altre persone che arrivano in Trentino, viene dalle campagne di Rawalpindi in Pakistan. Ha dovuto abbandonare il paese, i suoi genitori, sua moglie e suo figlio perché il fiume che un tempo scorreva accanto ai campi di mais, legumi e miglio coltivati da tutta la famiglia ha iniziato a rompere gli argini sempre più spesso, a esondare, ad allagare i terreni e le case, fino a quando è stato impossibile sia coltivare che viverci. Nel villaggio di Sulman molte famiglie hanno dovuto vendere tutto per pochi soldi e scappare. La famiglia di Sulman si è impoverita velocemente: niente più terra da coltivare, niente più prodotti da vendere al mercato. Fino a che non è stata costretta a svendere l’ultima loro ricchezza, la casa, per aiutare Sulman a intraprendere un viaggio di salvezza per sé e per tutti. Perché a volte migrare, arrivare in un posto sicuro, lavorare e mandare soldi a casa è l’unico modo per evitare a una famiglia intera una morte per fame. Anche queste sono tra le drammatiche conseguenze del cambiamento climatico, di cui vediamo anche da noi gli effetti, e che in alcuni angoli del mondo produce povertà estrema.


Il viaggio di Sulman è stato lungo: a piedi attraverso Iran, Turchia, Bulgaria e poi su per i Balcani, fino a Bihać, al confine tra Bosnia e Croazia, porta dell’Unione Europea. Lì inizia il Game, quel gioco spietato e pericoloso fatto di tentativi di attraversare la frontiera, che molti migranti forzati sono costretti a tentare molte volte per entrare in Europa. Sulman ci ha provato 25 volte prima di riuscire a passare, tra le violenze e le umiliazioni inflitte dalla polizia di frontiera, il freddo e la fame. Del confine croato e del Game racconteremo con la mostra “Nella direzione giusta”, che inaugureremo a Rovereto prima di Natale e che porteremo poi in giro per il Trentino.


Quando il terribile viaggio di Sulman è finito, per molti mesi neanche a Trento ha trovato accoglienza. Fino a che, finalmente, non ha ricevuto la telefonata di Corrado.


Questo Natale, dopo tanto tempo, per Sulman sarà un Natale da passare al caldo. Il dormitorio è solo il primo ma fondamentale passo della sua strada in Italia: ci auguriamo che il prossimo anno sia per lui all’insegna della dignità. Che possa studiare l’italiano, formarsi e cercare un lavoro in una delle tante aziende che cercano disperatamente lavoratori.


 

Se abbiamo potuto fare quella telefonata e aprire quella porta a Sulman, è anche grazie alle donazioni delle persone che hanno deciso di sostenerci. Le donazioni che riceveremo questo Natale ci serviranno per pagare i costi sempre più alti del riscaldamento del dormitorio, i kit con spazzolino, dentifricio, sapone e rasoio per ogni rifugiato accolto, il necessario per una tazza di té o chai. Ci serviranno per sostenere il lavoro di operatrici e operatori che seguono le persone accolte nel percorso di inclusione sociale, dalle attività ludico-ricreative allo sportello legale, fino al supporto psicologico per curare le ferite inflitte dal confine, e all’orientamento al territorio e al lavoro.


Certo, è un piccolo passo. Ma per persone come Sulman, è un passo fondamentale. A tratti, le sfide del mondo moderno, dal cambiamento climatico alla violenza dei confini, ci sembrano irresolubili e ci viene da gettare la spugna. Ma la verità è che è importante fare anche soltanto una piccola parte: quella che possiamo fare insieme. Quella che possiamo fare qui.


Perché un posto al caldo è il minimo, ma un minimo fondamentale. Un minimo che dipende da noi.


 

Questo Natale, aiutaci a garantire un posto al caldo alle persone richiedenti asilo costrette a vivere in strada a Trento.




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