VOLONTARI

Cosa facciamo ?

Il volontariato è la chiave per costruire la cittadinanza del futuro perché una volontaria o un volontario possono rappresentare un ponte tra la marginalità di chi arriva e la restante società civile. In loro, più che nel migliore degli operatori, c'è il potenziale frutto dell'integrazione che rompe il muro dell'indifferenza e crea una rete valorizzando le persone accolte. In queste figure, si incarnano infatti la solidarietà e la relazione, le quali attraverso le diverse forme di volontariato si possono trasformare da concetto astratto della democrazia a visibile volto della collettività di domani.

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“Dov’è buio brillano le stelle”, questo è il titolo che è stato scelto per il campo estivo che si è svolto a Villa Sant’Ignazio: il Centro Astalli Trento, l'associazione Ali Aperte e il presidio di Libera contro le Mafie hanno interagito con venti ragazzi provenienti da varie provincie del territorio italiano. Tutti insieme hanno provato l’esperienza di vivere e lavorare a contatto con migranti ospiti in Trentino: sia richiedenti asilo, che rifugiati.

Ogni giorno i partecipanti, residenti a Villa Sant’Ignazio, si svegliano presto e, dopo una breve introduzione della giornata guidata da Nicolò Luciani, volontario del presidio di Libera, comincia la mattinata di lavoro insieme ai richiedenti asilo presso gli orti dei Padri Comboniani in via delle Missioni Africane. Dopo pranzo, i campisti affrontano varie attività più dal punto di vista dell’informazione: vari esperti sono intervenuti per trasmettere conoscenze specifiche riguardanti temi come il viaggio e il traffico di esseri umani, la cittadinanza per gli stranieri, lo sfruttamento lavorativo, la propaganda e la fraternità tra chi arriva e chi accoglie. Alla fine di ogni giornata, assieme a Giorgio Romagnoni, operatore del Centro Astalli, viene fatto un recap delle esperienze vissute nelle ore precedenti e viene lasciato un momento per riflettere sulle esperienze vissute durante il giorno.

Parla Obi (M, 19, Nigeria), richiedente asilo: “non cambierei niente, non ho mai sentito tanto amore prima, mi è piaciuto molto stare qui”. Sideek (M, 21, Nigeria) aggiunge: “conoscere gente nuova e integrarmi con la loro cultura è ciò che mi dà il coraggio di andare avanti”. Marianna (F, 24, Trento) si sente di commentare così: “è un’opportunità per andare a fondo nella realtà che ci circonda, senza uscire dai confini della propria regione”, invece Radmila (F, 19, Bologna) teorizza il campo in una sola parola: “Umanità”. Le persone che rappresentano le tre organizzazioni e che hanno permesso al campo estivo di esistere hanno voluto condividere con noi quanto valga per loro questo genere di esperienza: “immigrazione e criminalità sono due termini che vengono accostati in maniera scorretta dalla chiacchiera razzista in bar ai decreti sicurezza degli ultimi governi: Libera e Astalli creano un focus per accendere una luce su collegamenti troppo spesso dimenticati- la criminalità che approfitta dell'assenza di canali di ingresso legali, la mafia che abusa sui migranti attraverso il caporalato e altre forme di schiavitù, le fake news che legano senza prove le ong ai trafficanti.... I nomi dei morti in mare e di chi è stato ucciso sono entrambi parte di un elenco di vittime di ingiustizia" (Luca ed Emma, 20 e 19, Trento e Riva del Garda). Terza colonna portante del progetto, nel suo primo anno di partecipazione, è Ali Aperte. Costanza (20, Casale Monferrato) ci ha presentato il progetto dell’organizzazione: “ Il nostro scopo è focalizzarsi sui paesi d’origine dei richiedenti asilo, in modo da fornire materiale aggiuntivo per il ricorso contro l'esito negativo della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale".

In questa settimana abbiamo scoperto che non tutto va sempre per il verso giusto: a volte i progetti di integrazione non hanno esito positivo, a causa della loro temporaneità, delle tante barriere culturali, dei crescenti ostacoli burocratici lungo il percorso... Una società civile attenta può cambiare anche queste situazioni attraverso una giusta combinazione di esperienze, ragionamenti e partecipazione attiva. Spesso tendiamo a chiuderci nella nostra stanzetta a sproloquiare, senza in realtà ottenere null'altro che frustrazione e solitudine. Invece, per cambiare qualcosa, è sempre necessario prendere “la strada meno battuta” (R. Frost, The Road Not Taken) perchè, anche se più difficile, “è quella che fa tutta la differenza”.

Concludendo, noi campisti abbiamo deciso di lasciarvi con un interrogativo. Per le varie riflessioni fatte con Giorgio abbiamo utilizzato il prologo, tratto da “Terra degli Uomini” (1939, A. de Saint-Exupéry), la cui frase finale recita: “Bisogna pure tentare di riunirsi. Bisogna pur cercare di comunicare con qualcuna di queste luci che risplendono, di luogo in luogo, nella campagna”. Sì, bisogna tentare: il campo estivo è stato un bel tentativo che ora vogliamo portare nella nostra quotidianità a casa in giro per l'Italia. Sì, dov’è buio brillano le stelle: noi abbiamo comunicato con questi punti di luce in un mare di oscurità, ora giriamo il compito a voi lettori, sarete “stelle vive” oppure “luci spente”?

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