CULTURA

Cosa facciamo?

Fare cultura e comunicazione su richiedenti asilo e rifugiati è come tentare di seminare per la società di domani. Per questo cerchiamo di condividere nelle scuole, nelle serate di sensibilizzazione e nelle pagine dei social network quello che viviamo ogni giorno con i migranti. Ma questo sforzo non basterà mai: abbiamo bisogno che tutti i cittadini si attivino per fare accoglienza e integrazione. Un primo modo è cominciare ad informarsi qui: http://centroastalli.it/category/news

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La Nostra Storia

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copertina newsletterI protagonisti del bilancio sociale del Centro Astalli Trento sono i suoi ospiti: richiedenti asilo e rifugiati accolti in Trentino. A fondo pagina dell’edizione 2015 non vedrete quindi i soliti numeri, troverete invece i loro volti e i loro nomi. Operatori e volontari cercano ogni giorno di mettersi a fianco di queste persone e del loro vissuto; il bilancio sociale 2015 racconta così il lavoro di tutti i giorni nel sistema di accoglienza trentino, in Casetta Bianca e nell’assistenza legale, nei colloqui di assistenti sociali e psicologhe, nei progetti di rete e di partenariato con istituzioni e cittadini... Per padre Camillo Ripamonti sj, presidente del Centro Astalli, camminare a fianco di chi arriva dai Balcani e dalla Libia è il modo migliore per costruire l’Europa di domani. Essa può nascere all’insegna della collaborazione reciproca e lontano da quei muri e da quelle politiche xenofobe che risuonano oggi sui media. In questa direzione, “il bilancio sociale diventa un esame di coscienza per tenere memoria della nostra storia”: è così che avremo un futuro!

All’assemblea dei soci tenutasi a Villa Sant’Ignazio giovedì 12 maggio 2016, si è voluto porre l’accento sulle tante fatiche affrontate nel corso di quest’anno: la lunga estenuante burocrazia della procedura per la richiesta d’asilo sta logorando i richiedenti asilo costretti a pesantissimi tempi di attesa per andare in Questura ed in Commissione nonostante vi sia una previsione normativa con tempistiche ben differenti. Esaminando il sistema d’accoglienza, si lamentano troppo spesso risposte decisamente emergenziali da parte delle istituzioni e questo non permette di ragionare sul lungo termine creando veri percorsi di integrazione strutturati e personalisti. Gli stessi servizi ordinari non sembrano abituati a ragionare con i numeri di questo nuovo contesto sociale e ciò costringe a creare progettualità parallele troppo precarie per essere una vera risposta a certe situazioni di vulnerabilità. Non dimentichiamo per esempio che circa un terzo delle persone in arrivo hanno conosciuto una qualche forma di violenza vicina alla tortura: che percorsi stiamo pensando per loro? Esiste un’assistenza sanitaria adeguata? Per ora ci basiamo sulla meticolosa arte del volontariato; ma servono risposte di sistema per accompagnare, servire e difendere. Altre domande vengono in mente se si posa lo sguardo sull’autonomia, mission a cui puntano i progetti di accoglienza: essa continua a scontrarsi con la crisi economica. Chi esce dal progetto dove va a finire? In Puglia nei campi del caporalato? Nelle periferie siciliane o dell’Agro Pontino? Come rispondere a simili fatiche?

I progetti del Centro Astalli Trento sono nati da queste mille difficoltà giornaliere. Da erogatore di servizi nel mondo del Cinformi, l’associazione cerca di trasformarsi  in un tessitore di competenze, che sia fecondo nei territori e nella compartecipazione attiva. L’intenzione è quella di mettere al centro i desideri delle persone accolte per evitare di emarginarle in una catena asettica di bisogni-servizi. In questo senso, le seconde accoglienze diventano un modo per uscire dalle strutture statali per dare spazio e respiro a chi esce dai progetti di accoglienza: Ca’ Solare e il nuovo appartamento a Mattarello inseguono il cammino tracciato da dieci anni dall’esperienza di Casetta Bianca. Inoltre, la modalità di lavoro degli operatori Astalli in servizio nell’accoglienza straordinaria sta diventando “prassi Valsugana”: un’interazione giornaliera con associazioni locali e istituzioni per fare relazione attraverso cene interculturali, incontri con le realtà giovanili, dibattiti con la cittadinanza, laboratori di prerequisiti lavorativi per gli utenti… Ci auguriamo che questa prassi mostri una strada all’accoglienza diffusa e all’integrazione nel territorio provinciale e non solo! Anche “Noi&glialtri” è un esempio di progetto diventato un luogo di sviluppo di comunità: mai si sarebbe pensato che ci sarebbero stati 150 iscritti! Il loro interesse ci fa comprendere l’esigenza di riflessione che vivono i volontari, gli operatori e i semplici cittadini: dobbiamo cercare in tutti i modi di trovare spazi per esprimere riflessione e creatività! Creatività come quella del progetto “Ri.Create”. Esso ci racconta come si applica l’idea che lo scarto possa diventare una forma di bellezza: da quattro sacche di vestiti da buttare è nato un progetto che reinventa l’usato mettendo all’opera il talento di alcuni richiedenti protezione internazionale. È una metafora che si adatta proprio agli utenti del Centro Astalli: sono gli esclusi della Terra, ma dentro hanno una ricchezza che farà bene all’Italia, al Trentino e a chi ha la fortuna di incontrarli tutti i giorni tra mille e sane fatiche. Proprio per questo si è deciso di investire sulla Casetta Bianca creando dei nuovi uffici dentro al prezioso contesto di Villa Sant’Ignazio: sono stati inaugurati proprio giovedì 12 maggio 2016 e a tagliare il nastro è stata la vicepresidente Antonella Valenza, che con Gianfranco Frangipane e la loro famiglia ha vissuto e fatto vivere quelle quattro mura bianche. Il grazie per la loro testimonianza e la loro disponibilità sono un impegno ed una direzione da seguire: “dobbiamo fare di più”, diceva don Luigi Ciotti al Trento Film Festival. Speriamo che un piccolo “di più” lo possiate leggere già fra un anno nel bilancio sociale del 2016.

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