INTEGRAZIONE

Cosa facciamo?

L'area integrazione si occupa di strutturare percorsi personalizzati di formazione e orientamento al lavoro, volti alla (ri)conquista dell'autonomia e alla costruzione di reti sociali sul territorio. L'intento è di creare uno spazio di ascolto e confronto in cui fornire strumenti per affrontare l'attuale mercato del lavoro e offrire stimoli/motivazione per orientare il futuro delle persone accolte e seguite, a partire dall’insegnamento della lingua italiana.

Una comunità intera

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Il 2015 è stato per l'area integrazione un anno di novità e intense riflessioni sul proprio mandato. A marzo è stata inaugurata la sartoria sociale Ri.Create che coinvolge rifugiati e volontari in attività di riuso tessuti e sartoria e a settembre si è avviato il primo progetto di “migranti alla pari” - progetto che unisce formazione lavorativa ed accoglienza in famiglia, finanziato da Cinformi presso il Caseificio degli Altipiani e del Vezzena. L'attività quotidiana di accompagnamento al lavoro degli operatori ha favorito l'assunzione di oltre 30 persone, che hanno ottenuto così una reale opportunità di ricominciare la loro vita in autonomia in Italia. Il forte aumento del numero di richiedenti protezione internazionale arrivati sul territorio provinciale ha spinto sempre di più l'equipe ad interrogarsi sugli strumenti messi in atto e sulla reale possibilità di accompagnare tutte le persone accolte nei vari progetti gestiti dal Centro Astalli Trento nel loro percorso verso l'autonomia.

Per i richiedenti e/o titolari di protezione internazionale esistono infatti ulteriori ostacoli che si aggiungono alle sfide che già gli altri migranti devono affrontare per entrare nel mercato del lavoro. Tra questi emergono le limitate reti sociali, la perdita o il non riconoscimento di titoli di studio, le situazioni di analfabetismo, i traumi derivanti da violenze o torture subite, l'incertezza riguardo al proprio futuro, la preoccupazione per i familiari rimasti in patria. A questi ostacoli si aggiungono il perdurare della crisi economica, il prolungarsi dei tempi di attesa per la procedura d'asilo e la brevità dei progetti di accoglienza, che aumentano la preoccupazione e le aspettative rispetto alla possibilità di emanciparsi da una situazione di assistenza e dipendenza economica.

Fin dalla sua nascita, nel 2011 durante la precedente Emergenza Nord Africa, l'equipe integrazione ha focalizzato la sua attività sull'orientamento e accompagnamento all'inserimento lavorativo, rispondendo alla forte richiesta da parte delle persone accolte nei vari progetti di poter avere degli strumenti utili per cercare lavoro in Italia, sviluppando delle azioni che tengano conto sia delle esperienze passate che delle reali possibilità di inserimento nel mercato del lavoro locale. Negli anni si è consolidata una rete di contatti e di collaborazioni sia in ambito privato che pubblico, che in molte occasioni si è dimostrata una risorsa molto importante nella costruzione di progetti interessanti per l'orientamento socio-lavorativo (come ad esempio il progetto con il CSM di Trento e l'area inclusione del Comune di Trento di Accoglienza per adulti) e per risolvere eventuali problemi burocratici e amministrativi.

L'equipe dispone ormai di una mappatura puntuale di aziende che hanno accolto persone presso le proprie strutture per percorsi di formazione “on the job” e con cui si è creato un rapporto di collaborazione e fiducia, che ha portato buoni risultati anche dal punto di vista occupazionale. L'approccio utilizzato nel lavoro dell'area integrazione fa riferimento al concetto di “empowerment”, inteso come “un processo individuale e organizzato, attraverso il quale le singole persone possono ricostruire le proprie capacità di scelta e di progettazione e riacquistare la percezione del proprio valore, delle proprie potenzialità e opportunità” (tratto dal manuale operativo per la gestione dei servizi di accoglienza SPRAR). Le persone infatti non vengono considerate dei semplici beneficiari passivi di servizi, ma diventano protagonisti attivi del percorso costruito con gli operatori.

Le azioni messe in campo dagli operatori si strutturano in una serie di colloqui individuali, grazie ai quali si fanno emergere le competenze formali e non (formali), le attitudini e le motivazioni dell'utente con l’intento di supportare la persona nel percorso di inserimento nel mondo del lavoro. Definito in questo modo un primo bilancio delle competenze, l'operatore fornisce all’utente informazioni e competenze utili a promuoversi attivamente nel mondo lavorativo e a facilitare l’inserimento occupazionale. Lo strumento più efficace per favorire la conoscenza e l'ingresso nel mercato del lavoro si conferma essere quello del tirocinio di formazione e orientamento. Risulta molto importante a questo riguardo il lavoro svolto dagli operatori sia per l'elaborazione di percorsi che tengano conto delle aspettative di tutti i soggetti coinvolti, sia per il costante monitoraggio dell’esperienza, con la possibilità, in fase di conclusione del tirocinio, di fornire informazioni al datore di lavoro sulle eventuali agevolazioni all'assunzione. Nel 2015 sono stati attivati 91 tirocini formativi e di orientamento, di questi 35 sono proseguiti nel 2016. Dei 91 tirocini, 45 sono stati prorogati con borsa tirocinio da parte dell'azienda ospitante, in prospettiva di una possibile assunzione. Nello stesso periodo ci sono state 33 assunzioni (in 3 casi le persone non hanno accettato l'offerta), di cui 27 a seguito di tirocinio e 6 grazie alla ricerca lavoro. Anche laddove i tirocini non hanno portato ad un'assunzione, (le esperienze di tirocinio) hanno comunque rappresentato un’occasione importante di confronto e di formazione, portando in molti casi alla creazione di positive reti sociali sul territorio. Il 2016 si prospetta un anno importante per l'area integrazione sia per la definizione di nuovi obiettivi e strategie di azione sia in particolare per la presa in carico di persone che presentano situazioni di fragilità e per la progettazione di percorsi personalizzati per persone con un buon livello di autonomia e professionalità. L'equipe, impegnata specialmente nel progetto SPRAR, continuerà inoltre a lavorare in sinergia con l'analoga equipe dell'associazione “Punto d'Approdo”, impegnata nel progetto Accoglienza straordinaria, per la definizione di una comune metodologia di lavoro, che permetta di offrire un servizio coerente e di qualità a tutti i richiedenti e titolari protezione internazionale presenti sul territorio.

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