ABITARE

Cosa facciamo?

L’area accoglienza offre servizi essenziali alle persone, accompagnandole e sostenendole nel periodo di accoglienza in struttura. Ci proponiamo di creare occasioni utili alla maturazione di una quanto più completa autonomia attraverso l’interazione e l’integrazione con il vicinato e la cittadinanza, agevolando inoltre la conoscenza dei servizi e delle risorse presenti, disponibili e attivabili sul territorio.

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Nota alla stampa

Egregio Direttore,

ci stiamo avvicinando alla giornata della memoria per le vittime dell'olocausto fissata per il 27 gennaio.

In questi giorni ho ripreso in mano “L'INFERNO DI TREBLINKA”, la più terribile fabbrica della morte nazista narrata nel primo reportage dai campi, uscito nel 1944 sulla rivista «Znamja» e firmato dal più popolare e seguito corrispondente di guerra dell'Armata Rossa: Vasilij Grossman.

In un passaggio egli scrive: ” Come è potuto accadere? L'embrione di quel razzismo che ci pareva comico nelle esternazioni dei professorucoli ciarlanti e di pseudo teorici di provincia nella Germania del secolo scorso, ... è cresciuto da balbettio infantile a pericolo mortale per il genere umano per la sua vita, la sua libertà, è divenuto fonte di sofferenze, crimini inauditi e incredibili. Questo sì che merita una riflessione”

Sono passati più di 60 anni da quella terribile “notte” delle coscienze; eppure, a ben vedere, la risposta di Grossman è tremendamente vera ed attuale. Credo infatti che la dinamica sociale del rifiuto, della chiusura della classificazione in classi della società non ha un impatto violento ma è un virus che lentamente si propaga ed attacca le coscienze fino a far divenire logico e corretto ciò che è disumano.

2020, Trentino.

Nei giorno scorsi abbiamo saputo che la delibera della Giunta Provinciale del 20/12 prevede la riduzione dei posti del progetto siproimi da 132 ad 83 (progetto che accoglie esclusivamente rifugiati) questo porterà a trasferire nei prossimi mesi persone e famiglie dal Trentino ad altre Regioni.

Dunque, come pedine su una carta geografica, o pacchi da smistare nell'ufficio postale della disperazione si dovrebbero prendere BAMBINI, DONNE E UOMINI, li si dovrebbe caricare su un treno o su un autobus per inviarli in giro per l'Italia.

Mi chiedo: l'accettare di degradare le PERSONE a oggetti da spostare e trasferire non è forse un coltivare il virus?

Parliamo delle storie della persone. Parliamo, per esempio, di una nucleo famigliare titolare di protezione internazionale nel quale il papà, dopo un percorso fatto di impegno con gli operatori, è inserito nel mondo del lavoro e quindi avviato sulla strada dell'integrazione e dell'autosufficienza; dove i bimbi frequentano la scuola trentina vivendo quello straordinario percorso di integrazione naturale che solo i bambini, nella loro purezza e semplicità, sanno costruire: da un giorno all'altro tutto questo deve finire perché la Provincia ha deciso che per loro il Trentino non ha più un posto: dunque si dovrà iniziare da capo.

Non è certo un campo la loro destinazione; sono sicuro che dove andranno, o dove dovrebbero andare, troveranno operatori capaci ed altre comunità accoglienti; ma ciò non toglie che da Trentino, oggi, mi sento tremendamente in colpa.

E da Trentino, prima ancora che da volontario nel sistema accoglienza, non voglio più tacere di fronte a questo.

Perché il silenzio alimenta il virus che lentamente, inesorabilmente, ci porta a classificare prima e poi discriminare le persone.

Non ha importanza che i protagonisti delle storie che siano Profughi, titolari di protezione internazionale o richiedenti asilo: sono donne e uomini, bambine e bambini.

Al pari delle decine che affollano le strutture di accoglienza straordinaria trentine in attesa di poter avviare il percorso di integrazione; ciò indica come il bisogno di posti nel sistema Siproimi ( il servizio per i rifugiati) sia ancora più che reale.

Eppure il Trentino ha deciso che questi posti, già oggi insufficienti, nel giro di pochi mesi passeranno da 132 a 83; quindi, altre porte che si chiuderanno, altre persone che verranno “ricollocate” come pacchi ingombranti.

Così come da Trentino non posso accettare in silenzio che minorenni soli siano collocati nei container in contiguità con gli adulti e non in contesti protetti, come sarebbe loro diritto e Nostro dovere e, soprattutto, come i loro coetanei trentini e italiani: i ragazzi non possono essere classificati e discriminati.

Fino ad oggi abbiamo cercato in tutti i modi di dire alla Provincia che queste scelte sono dannose; ora non posso più tacere.

Non so quanto potrà contare questo mio pensiero, probabilmente poco: ma mi consenta, direttore, di poter dire ad alta voce che oggi il mio Trentino, da terra di solidarietà e di accoglienza, si sta trasformando in terra di rifiuto e di chiusura.

Ho la speranza, da inguaribile ottimista quale sono, che in realtà queste storie i miei concittadini non le conoscano; che ignorino quanto dietro alla “sicurezza” ed all'apparente efficienza dei Servizi si sta celando.

Allora mi consenta di lanciare un appello a tutti quei Trentini che non si riconoscono in questo Trentino, indipendentemente dal loro pensiero politico e dalla loro cultura: non si tratta di difendere una linea o di un modo di approcciare problemi complessi quali quello dei fenomeni migratori: si tratta di umanità.

Possiamo certamente discutere su cause e metodi gestionali, ma non possiamo arretrare sui principi fondamentali del rispetto delle PERSONE; ne va delle nostra storia e del nostro futuro.

Trento, 17 gennaio 2020

Grazie per l'attenzione.

Stefano Graiff - Presidente Centro Astalli Trento.f7b3fb84 3f84 45fc b5ad 85ab29b19435

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