ABITARE

Cosa facciamo?

L’area accoglienza offre servizi essenziali alle persone, accompagnandole e sostenendole nel periodo di accoglienza in struttura. Ci proponiamo di creare occasioni utili alla maturazione di una quanto più completa autonomia attraverso l’interazione e l’integrazione con il vicinato e la cittadinanza, agevolando inoltre la conoscenza dei servizi e delle risorse presenti, disponibili e attivabili sul territorio.

Una comunità intera

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Progetto Ordini Religiosi

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Accoglienza Missionari Comboniani

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Accoglienza Padri Dehoniani 

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Accoglienza Figlie della Carità-Canossiane

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Ci sono 4 modi per fuggire dalle precarie condizione di rifugiato in Libano: attraversare il mare su un barcone; camminare a piedi o nascosti in una macchina dall'Asia all'Est Europa; attraversare tutta la Russia sfiorando il circolo polare per poi entrare in Svezia o in Norvegia; salire su un aereo ed atterrare in un aeroporto. Dal 2016 i corridoi umanitari hanno dimostrato che esiste quest’ultima soluzione e il Centro Astalli ha voluto dare il suo contributo. A gennaio del 2018 sono state accolte 13 persone in fuga dalla guerra in Siria: si è organizzata la partenza verso Tripoli, in Libano, per conoscere la famiglia siriana, per la quale si stava già preparando l’accoglienza a Trento con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, della Comunità di Sant’Egidio e di Operazione Colomba, operativa nel campo profughi di Tel Abbas. La famiglia siriana accolta con il Corridoio Umanitario proveniva da Homs, una bella città famosa per il labirinto di vicoli profumati del suo mercato coperto. Nel 2011, la sua popolazione è stata la prima a manifestare contro il regime di Bashar al-Assad per chiedere riforme ed è stata punita con violenza. L’assedio della città è durato tre anni e da lì si scappava e si scappa ancora oggi verso il Libano, che conta la densità di rifugiati più alta al mondo. Le famiglie del campo profughi di Tal Abbas in Libano non hanno più niente: né una casa né una patria né un pò di dignità. Gli è rimasta solamente una flebile speranza che la guerra in Siria finisca per tornare a vivere liberi. Chi da anni lavora nella regione dell’Akkar, estremamente povera e marginalizzata, sa che è fondamentale non smettere di essere presenti per dare un sostegno e per impedire che quelle tende, seppur precarie e fredde, vengano rase al suolo. La famiglia siriana che oggi accogliamo a Trento è arrivata in Italia piena di speranze per il futuro e di sofferenza per ciò che si lasciava indietro. In questo gli operatori si sono sentiti “artigiani di pace”, co-costruttori delle fondamenta che li porterà ad essere cittadini in Italia. Alla luce di questa esperienza è chiaro come i corridoi umanitari siano una risposta degna di quell’Europa, che si dice faro dei diritti. Solo trasformando queste opzioni - ad oggi eccezionali - in azioni sistematiche si può combattere il traffico degli uomini e, finalmente, ci si può schierare in difesa anche di quelle persone invisibili e lontane, aprire la porta a chi, anche se non vediamo, esiste e sta cercando la pace. Vi è una condizione scritta nell’essenza dell’uomo e che lo porta ad essere più forte delle barriere: la speranza. È la speranza a muovere ogni giorno migliaia di uomini, donne e bambini spingendoli a sfidare i muri di cemento, di filo spinato o di mare per superarli e per trovare dignità e vita al di là di essi. I corridoi umanitari sono un grande segno di speranza che apre una prospettiva nuova e importante: quella di offrire un passaggio sicuro a chi scappa dalla guerra.

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