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La lettera ai giornali di Stefano Graiff, presidente del Centro Astalli Trento

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A qualche giorno di distanza dalla Giornata della Memoria, giorni nei quali si sono susseguite le riflessioni e gli spunti di pensiero sempre interessanti ed utili al pensiero sulla nostra società di oggi, mi permetto di occupare qualche istante del vostro tempo per tentare di accendere per un attimo una luce su alcuni segni di speranza che mi pare, timidamente, di intravedere.

Parto dalla giornata della memoria; il 27 gennaio del 1945 l’esercito sovietico abbatteva i cancelli di Auschwitz e con essi apriva al mondo la drammatica realtà di ciò che per anni era sussurrato, detto e non detto, forse rimosso dalle coscienze d’Europa e del Mondo.

E vorrei partire da qui, da questo momento che porta con sé una drammatica attualità: l’abbattimento dei cancelli del silenzio e la presa di coscienza di ciò che quelle barriere nascondevano agli occhi di tutti.

Viviamo in un mondo dove i muri e le barriere crescono ogni giorno; muri dimenticati che dividono popoli e costringono pezzi di civiltà a vivere nella povertà, nella schiavitù, nel terrore di regimi che violano impunemente i più elementari diritti umani. Muri fatti di mattoni e cemento, ma muri fatti anche di acque e di mare. Vi è peró una condizione che è scritta nell’essenza dell’uomo e che lo porta ad essere più forte delle barriere: la speranza. È la speranza a muovere ogni giorno migliaia di uomini, donne e bambini spingendoli a sfidare i muri ed a tentare di passarli per trovare dignità e vita.

Purtroppo la speranza è spesso sopraffatta dalla drammatica realtà di altre barriere, questa volte non materiali, ma non per questo meno solide: il muro della discriminazione, del rifiuto e della diffidenza. Esso prospera in quel terreno di insicurezza dove i semi della paura sono sparsi ad arte da coloro che su queste paure costruiscono e pensano di costruire le loro fortune politiche e la loro visibilità. Esso costituisce la pietra angolare di società sempre più chiuse e disgregate.

E poi l’indifferenza e le convenienze politiche del momento portano a tacere per il bene dei cosiddetti “interessi generali” anche coloro che dentro di sè avvertono il disagio e un rifiuto a questa società. Dietro questi silenzi ogni giorno si consumano drammi che colpiscono vite di chi fugge dalla propria terra sperando di trovare al di là dei cancelli un riconoscimento della propria dignità.

Forse è tutto questo che, a ben vedere, cementa la convinzione che il chiudersi dentro le proprie frontiere impedendo a uomini, donne, famiglie di poter investire in Europa il proprio futuro possa essere la soluzione e la risposta alle paure; sì, perché in fondo, sono grigi i muri, sinistri i cancelli, ma sono oltre modo comodi nel lasciare tranquille le coscienze.

Ci sono due fatti che, credo, in queste settimane, abbiano avuto il merito di dare, ognuno a suo modo, una piccola spinta a questi cancelli.

Il primo è lo schiaffo, forse forte- ma uno schiaffo è per sua natura un atto di forza- che Vincenzo Passerini ha voluto dare a tutti noi aprendo il “cancello” sulla realtà difficile in cui decine di persone vivono ogni giorno anche nel nostro Trentino: al di là dei contenuti e di ciò che egli ha espresso, credo sia necessario per tutti prendere coscienza che la civiltà della quale ci ergiamo spesso a maestri si fonda sulla presa di coscienza che ogni persona abbia una dignità e che, anche nell’emergenza, deve essere questa dignità il fine ultimo del nostro agire.

E poi il Canale Umanitario di cui anche Trento ed il Trentino è stato protagonista in questi giorni; un progetto condiviso dalla Comunità di S. Egidio, dalla Provincia Autonoma di Trento che lo ha sostenuto e da Cooperativa Villa Sant’Ignazio. Questo canale ha portato una famiglia di sette siriani a Trento dove potranno costruire un percorso di inserimento nella nostra comunità grazie al lavoro degli operatori del Centro Astalli Trento; ecco, un piccolo segno di speranza che apre una prospettiva importante.

Infatti solo la volontà di aprire sempre di più questi canali dove le persone e le famiglie possano investire il proprio futuro in Europa è l’alternativa più vera ed efficace alla drammatica realtà che oggi spinge migliaia di persone ad affrontare la schiavitù e la morte per poter saltare il muro del mare e della povertà.

Ci sono altri cancelli nel mondo che attendono di essere aperti: in Libia, dove si stanno consumando ogni giorno gravi violazioni dei fondamentali diritti umani, e in altre parti del mondo. Non servono solo soldati ma un esercito di uomini e donne capace di vivere, riconoscere ed esprimere verità.

Stefano Graiff, presidente Centro Astalli Trento

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